Questa foto ce l’ho salvata sul mio incasinatissimo desktop da tre o quattro mesi, assieme ad altre che sono lì da molto più tempo. La trovo straordinaria per una lunga serie di motivi, tra cui quelli che elencherò nelle prossime righe.

1. C’è una barca a vela, la Endurance, piantata in mezzo al ghiaccio dell’Antartide. Nel 1915, anno in cui è stata scattata la foto, l’idea di andare al Polo Sud era come quella di oggi di andare su Marte, pressappoco. La spedizione Endurance è una di quelle storie pazzesche su cui è assurdo che non ci abbiano ancora fatto un film. In sintesi (la storia completa, però, cercatevela): Ernest Shackleton raduna un manipolo di scalzacani, marinai e scienziati con i quali salpare da Plymouth, fare una pausa autogrill a Buenos Aires e poi continuare verso sud. Dopo qualche mese rimangono incagliati nel ghiaccio. Abbandonano l’Endurance e i 28 uomini dell’equipaggio si ritrovano a -40°. Sei di loro partono su una scialuppa a cercare soccorsi in mezzo al mare più tempestoso del mondo e ce la fanno. Dopo due anni l’intero equipaggio torna a casa senza averci lasciato le penne.

2. La leggenda narra che Frank Hurley, il fotografo, si sia tuffato in acqua pur di salvare le lastre su cui aveva scattato. Forse non è vero, ma a me questa idea piace un sacco perchè il cuore alla fine è ciò che conta più di tutto. 

3. Frank, sempre lo stesso di prima, dopo essere sopravvissuto a due anni di naufragio in mezzo al ghiaccio decise di riprendersi fotografando la prima e la seconda guerra mondiale, sul campo. Un tipetto deciso. 

4. Shackleton reclutò i suoi compagni di viaggio con un annuncio che si rivelò drammaticamente sincero: “Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti”. Risposero in migliaia.

5. E’ una gran bella foto, ma forse l’ho già detto.

E niente, questo è tutto. Uno deve trovarsi una passione e correrle appresso.

Il cazzutissimo Frank Hurley al lavoro.