Sei partito da Torino quattro ore e mezza prima, le ore di sonno si possono contare sulle dita di una mano e te ne avanzano quasi un paio. La salita l’hai condivisa con gli amici, parlando degli stessi argomenti che uno tira sempre fuori mentre porta se stesso e gli sci un po’ più in alto. Gite, materiali e un altro paio di cose che avrebbero poco a che vedere con la conquista dell’Alpe. Vorresti metterci un po’ più di calma nel fare le cose, ma alla fine anche la gola che brucia e le gambe che si induriscono non è poi una sensazione così brutta. Ora, dopo un certo numero di ore e di passi sei lì, pronto a scendere. E’ qui che si concentra l’essenza di quello che fai, la ricerca di questo: un pendio bianco dove andare a volare.
E’ difficile descrivere a parole quello che succede in un secondo di curva. All’inizio pensi verso dove farla, ma un po’ lo sai già, essenzialmente perchè ne hai appena fatta un’altra poco prima e comunque se non decidi in fretta non andrà a finire tanto bene. Fissi il punto dove ti ritroverai fra pochissimo. Sposti il peso del tuo corpo per tornare centrale e cambiare e in quel momento gli sci si flettono di nuovo, sparandoti verso l’alto, lo senti? Si che lo senti, vedi le punte che escono dal lenzuolo bianco. Tu ora non stai sciando, stai volando. Sei un in limbo di pochi centesimi di secondo in cui la forza di gravità non esiste più. Continui nel tuo pendolo, per andare a caricare la gamba opposta a quella di prima e iniziare a impostare la curva. Senti gli sci che affondano nella neve morbida e te ne arriva anche un po’ addosso, sollevata dalle spatole che ricominciano a fare il loro lavoro. Poi la fai, la curva, il raggio l’hai già un po’ deciso prima ma fai sempre in tempo a cambiarlo. Un po’ come quando al ristorante chiami il cameriere e gli dici “scusi, prenderei questo al posto di quello” anche se hai già ordinato.
La curva è un bellissimo gioco di forze, c’è la neve che ti passa sotto, sopra e affianco a te, che andresti giù ma la forza centrifuga invece ti vuole tenere su. Pensi che bello che sarebbe, tenere una curva infinita. Senti gli sci che si incurvano e la neve che scorre via sotto la soletta nera, come le onde del mare sotto lo scafo di una barca. A volte quando è un po’ crostosa la neve fa un rumore come se venisse tagliata e puoi sentirla che gratta contro lo scafo degli scarponi. Dopo un lasso di tempo che pare infinito ti dici “op!” nella testa, che è poi il segnale che è arrivato il momento. Il momento di cosa? Il momento di farne un’altra, di curva, e ricominciare da capo tutta la sequenza di movimenti che ti hanno portato fino a lì.
Dopo tante curve, il numero esatto lo puoi decidere tu, anzi, di solito lo decidono le tue gambe, puoi fermarti e guardare il disegno che hai lasciato nel lenzuolo lungo centinaia di metri che ti sei lasciato alle spalle.
Sorridi e pensi che la vita è più bella quando l’orizzonte si inclina.
Grazie, curva.

Mattia Tosello in planata sopra il Rifugio Remondino, Alpi Marittime.
Mattia Tosello in planata sopra il Rifugio Remondino, Alpi Marittime.